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Due anni fa la morte di don Giuseppe Furchì, parroco di Brattirò e di Gasponi

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Don Giuseppe Furchì

IL 6 MARZO 2011, QUINDI ESATTAMENTE DUE ANNI FA, VENIVA A MANCARE DON GIUSEPPE FURCHI’, PARROCO DI BRATTIRO’ E DI GASPONI.

VOGLIAMO RICORDARE DON GIUSEPPE PUBBLICANDO UN EXTRACT DEL LIBRO BIOGRAFICO CHE IL DOTT. PASQUALE VALLONE GLI HA DEDICATO, VOLUME INTITOLATO “DON GIUSEPPE FURCH’. IL SUO CAMMINO TERRENO” (THOTH EDIZIONI).

La sera di domenica 6 marzo 2011, alle ore 20, in una stanzetta dell’ospedale di Vibo Valentia, ebbe fine, all’età di 70 anni, la vita terrena di don Giuseppe Furchì, amato parroco di Brattirò e di Gasponi.

Un velo di gelo, di tristezza, di sconforto e di dolore cadde sulla nostra comunità e rattristò i nostri cuori.

Dopo l’intervento chirurgico, c’era nell’aria un triste presentimento, si intuiva che la malattia del parroco era seria e che quella operazione era un palliativo per alleviare le sofferenze. Ma una fine così immediata ci colse tutti di sorpresa e impreparati ad  accettare questa crudele realtà.

Lunedì 7 marzo, ci fu un continuo e incessante pellegrinaggio all’ospedale di Vibo dove era stata ricomposta la salma di don Giuseppe nella camera mortuaria.

Nel pomeriggio, la salma fu portata a Gasponi. Qui è stata collocata su un catafalco, sul sagrato essendo chiusa, da tempo, la chiesa per inagibilità. La messa è stata celebrata da don Sergio Meligrana, giovane sacerdote nativo di Gasponi che ricopriva una importante e responsabile carica nella Diocesi e che da anni, spesso, sostituiva don Giuseppe nelle funzioni e nei riti religiosi. Larghissima è stata la partecipazione popolare di tutte le frazioni del comune di Drapia.

Dopo la celebrazione della messa in suffragio nella parrocchia di Gasponi, la salma è stata portata a Brattirò. Qui, in contrada “Santa Croce“, alla periferia del paese, il feretro è stato portato a spalla in chiesa. Dietro seguiva una marea di gente: tutti i parrocchiani di Brattirò e persone provenienti dai paesi vicini, in processione e in preghiera; nel volto di tutti trasparivano scoramento e tristezza e dagli occhi di tanti scendevano lacrime di dolore.

Giunti in chiesa, nella sua chiesa, la salma di don Giuseppe è stata posta su un catafalco davanti all’altare maggiore. Il suo volto sembrava sereno, non mostrava sofferenza e, anzi, traspariva il cenno di un lieve e velato sorriso.

A detta dei familiari che gli erano vicini, nell’ultima ora di vita don Giuseppe pregava a voce alta e incontrastata… nominava i genitori, invocava il Signore e la Madonna, chiamava i Santi, alternava San Pietro e i SS. Medici, San Paolo e i SS. Medici. Padre Annibale e i SS. Medici. Padre Mottola e i SS. Medici… e tra queste invocazioni era spirato sereno senza nessuna smorfia di sofferenza o di dolore ma quasi col sorriso sul volto: forse ha visto i suoi Santi che lo hanno preso per mano e lo hanno accompagnato, quali intercessori, al cospetto del Signore.

Pasquale Vallone

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