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In punta di piedi nell’atelier del pittore Enzo Certo

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11/07/12. Per chi passeggia per le vie di Tropea, la cittadina tirrenica che specchia la sua immagine maestosa nelle limpide acque del mare sottostante, nelle ore serali delle estati affollate, è naturale curiosare nei negozietti tipici che espongono e vendono prodotti d’ogni genere. I vicoli stretti medievali, tortuosi e acciottolati, si affollano di gente che cerca di far tardi e invade le antiche pietre che hanno fatto la storia della città, che hanno prodotto arte e cultura. In uno di questi negozietti, un tempo bottega di abili artigiani, siamo entrati noi, in punta di piedi, quasi timidi nel rompere una sacralità di luce che proveniva dall’interno. Una luce emanante spiritualità e rispetto come da qualcosa che si poneva fuori dallo spazio, fuori dal tempo.

Era l’atelier, un piccolo luogo raccolto sprigionante affabilità e amicizia, dove esponeva le sue opere, quasi timoroso di farle apparire, Enzo Certo. Ma chi è Enzo Certo?

Enzo Certo, all’anagrafe Vincenzo, è figlio del popolo di Tropea, che ama l’arte e la natura senza aggettivi, nella loro effettiva essenza, nei loro elementi costitutivi. Autodidatta, artista affermato del colore, non si mette in mostra, non esalta la sua persona, ma propone opere che colpiscono per l’essenzialità della loro figurazione, per la pienezza della loro luce. I suoi quadri sono immessi nella luce e dalla luce dominati, una luce dominatrice di ogni movimento pittorico, creatrice dell’immagine sublimata della natura vista nella sua unica e pura essenza: un territorio senza vita animale, senza uomo, quasi l’autore abbia paura che la bellezza dei luoghi  da lui rappresentati possa essere contaminata, “sporcata”, anche dalla sola presenza dell’uomo o di qualche altro essere vivente. È la natura che si impone come signora e padrona dominante in un connubio inscindibile di luce e colore che impregnano la tela in ogni suo dove con forza creativa determinando profondi chiaroscurali e contrasti anche intensi, specchio dell’animo combattuto dell’autore, che guidano la vista e chiamano ad andar oltre. Si potrebbe pensare di trovarsi di fronte ad un impressionismo cosiddetto mediterraneo, ma l’artista, fatto da sé in una ricerca spasmodica di una sua strada, che rifugge da ogni etichettatura di genere, ci immerge in una dimensione nuova e diversa dove solo il colore, e nel colore la luce, ha un valore artistico effettivo che trascina verso un misticismo naturalistico dove anche la mano del pittore si assottiglia fino a scomparire nell’immagine sfumata della figurazione che vede quasi in sospeso soltanto alberi e piante, piccole case, elementi paesaggistici che non sono fini a se stessi, ma che servono al pittore a delineare, a delimitare, a circoscrivere, spazi e tempi della sua creazione. L’assenza dell’uomo, e dell’altra vita animale, non immiserisce l’opera, anzi la esalta in un continuo creativo che va oltre l’aspetto immediato, finito e contingente, ma che invita ad una attesa di altro che è ancora da venire.

Non c’è il vuoto nella pittura del Certo, c’è il colore e la luce che riempiono di sé con una forza a stento trattenuta dalle dimensioni materiali del quadro, ma che vuole proiettarsi fuori, uscire dagli stretti confini geometrici per andare verso l’infinito, verso il sublime. Ci riesce il nostro pittore? Ci riesce pienamente, anche se, a volte, non è contento dei traguardi raggiunti e si spinge in una continua sperimentazione alla ricerca assidua e costante di sempre nuovi orizzonti in un sapiente equilibrio, che mai lo abbandona, di luce e colori. Con sicura padronanza degli stessi, in una cornice di trascendentale bellezza, l’artista parla il linguaggio sublime della natura vista senza interferenza alcuna. Proprio per questo, nel panorama artistico calabrese, Enzo Certo, si impone per le caratteristiche essenziali della sua arte, per l’originalità che la distingue e contro distingue in tutto: l’immagine nella sua figurazione compare e scompare nel colore rarefatto e sopraffatto da una intensa luminosità che sfocia quasi sempre nel trascendentale. È per questo che l’opera del Certo non si ascrive ad alcuna scuola in particolare, ed è per questo che egli percorre la sua strada in intima sofferenza, nella solitudine dell’anima, gratificato solo dalla bellezza pura e semplice della natura nell’atto della sua creazione. Ed è per questo che noi usciamo dal suo atelier in punta di piedi, così come siamo entrati. Per non rompere l’incantesimo della luce creativa che si irradia, in prospettiva, da un piccolo locale verso i lontani spazi dell’universo.

Tropea, 15 maggio 2012

Pasquale De Luca

Presidente del Premio Internazionale di Poesia

“Tropea: Onde Mediterranee”

IN BASSO ALCUNI QUADRI DI VINCENZO CERTO. PER UN ELENCO COMPLETO DELLE SUE OPERE VISITATE IL SITO WWW.VINCENZOCERTO.IT

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